Franco Gasparri

L'incidente

Franco GasparriEra una bellissima mattinata di giugno ed io correvo con la mia Kawasaki 900 sul raccordo anulare. Il giorno dopo sarebbero cominciate le vacanze ed io mi sentivo felice. Quella moto me la avevano rubata già due volte e  due volte l'avevo ritrovata. Ne avevo già comperata un'altra e quella dovevo venderla. Ma la nuova era a far riparare una gomma così presi quella. Non so come sia accaduto l'incidente. Non l'ho mai saputo. Ricordo vagamente un grande lampo, come fossi al centro di un'esplosione. Niente altro. Mi risvegliai all'ospedale e mi resi subito conto che la cosa era grave. Ma ero vivo e da quel momento cominciai a lottare per mantenermi vivo. Rimasi in sala di rianimazione a lungo. Per un mese fui tra la vita e la morte e l'unico conforto era la presenza discreta di Stella, la mia amata compagna. Lei e Andra, la sua magnifica figlia che io ho sempre amato come fosse mia, mi stavano vicine, mi facevano leggere messaggi di incoraggiamento che scrivevano sui fogli di carta e che mi mostravano con trepidazione. Devo tanto a Stella, la sua amorosa presenza, il suo coraggio, la sua abnegazione, il suo sacrificio mi hanno aiutato a superare la terribile prova, ad affrontare la via crucis delle lunghe e difficili cure alle quali mi sono sottoposto dopo la degenza in ospedale e per tutti questi anni un altro grande stimolo a reagire era rappresentato dalla presenza di Luna e Stellina, le meravigliose bambine che Stella mi ha dato. E poi c'era mia madre, che non mi ha abbandonato un istante e mio fratello Franco che si è sacrificato per me. Devo alla mia meravigliosa famiglia se oggi sono qui a parlare con voi. Questa è la migliore occasione per ringraziare tutti coloro che si sono interessati a me, che mi hanno scritto tante lettere di incoraggiamento, che mi sono stati vicini nei momenti più difficili.

Mi sono arrivati messaggi da tutte le parti del mondo e ho capito quanto contassi, che cosa rappresentassi per il vastissimo pubblico della Lancio che aveva decretato il mio successo come attore, ma che mi ha sempre amato anche come essere umano e tanto più lo ha fatto nel momento della disgrazia. Non ho potuto rispondere alle migliaia di lettere e lo faccio adesso, con tutto il cuore. In questi cinque anni sono cambiato dentro in meglio. Quando un uomo sta male, quando un essere umano vede la sua vita stravolta, nel suo intimo si accende una luce. Io ero bello, ricco, famoso, spensierato, pieno di speranze e progetti, felice. A un tratto tutto questo è finito. Ma è stato in quel momento che il mio animo ha cominciato a vedere e a capire cose che prima non apprezzavo e delle quali non tenevo alcun conto. Per questo posso dire oggi alla gente di apprezzare di più le piccole cose che offre la vita, di accontentarsi, di tollerarsi l'un l'altro. La vita è un passaggio molto rapido, viviamola con serenità. Quello che mi ha dato più fastidio in questi cinque anni è stato l'assedio da parte di certi fotografi che volevano fotografarmi di nascosto con il teleobiettivo, magari quando stavo in finestra, il sentirmi spiato. Mi hanno dato fastidio certi articoli apparsi sui giornali,  le notizie inesatte suo mio conto e i pettegolezzi sulla mia vita privata. Mi hanno infastidito le offerte di certa gente che era disposta anche a pagarmi perchè raccontassi i miei guai. Ho deciso di tornare al lavoro attivo, rientrando nella grande famiglia della Lancio per il semplice motivo che ritengo di poter essere ancora utile, a me stesso e agli altri. Questo è il mio ambiente di lavoro e questo io so fare. Ecco perchè dico grazie di cuore a chi mi ha dato l'opportunità di ritornare fra voi. Eccomi dunque: sono tornato. Faremo ancora molta strada insieme. ..

La ragazza col vestito azzurro

 

Questo articolo è frutto di un'intervista rilasciata da Franco e pubblicata sul Kolossal 161 del 1985, per presentare il remake dei suoi grandi successi che furono pubblicati sugli ultimi numeri della testata Idillio e avvisare il pubblico della Lancio che avrebbe curato lui la rubrica di posta.

 

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