|
Bambini
|
| |
|
 Ma
altre storie si intrecciano nel reparto maternità dell'Ospedale.
Un passante, passeggiando col suo cane, riesce a
sentire appena in tempo il pianto di un bambino, un bambino indifeso
gettato via come una cosa inutile nel cassonetto della spazzatura.
Il passante:
Troveranno quella sciagurata che ha avuto
il coraggio di abbandonarla? Carla: E' probabile, di solito vengono
ricoverate a poche ore di distanza con una brutta emorragia.
Il passante:
E che cosa succede a queste madri snaturate? Carla: Se la devono vedere con
la giustizia che non è certo tenera con loro. |
 Infermiera:
Quella pazza isterica è la madre di una ragazza che è arrivata dal pronto
soccorso con una brutta emorragia. Ha appena partorito ma non sa dirci
dove ha messo il bambino. Probabilmente abbiamo trovato la mamma della
neonata nel cassonetto. Carla:
Chi l'ha accompagnata in ospedale?
Infermiera: La pazza. .. E quella fa pure
finta di non avere capito che sua figlia ha appena avuto un bambino. Roba
da non crederci. |
 E'
entrata in quella stanza e non sa bene nemmeno lei cosa si aspetti di
trovare. Forse una madre che è un mostro, un'assassina senza cuore. Di
nuovo, come è già accaduto altre volte, ha davanti a sè un'altra realtà.
Carla:
E' solo una ragazzina. |
|
Una ragazzina che ha avuto talmente
paura del padre da arrivare a fare una cosa così terribile. Livia
non ha nemmeno avvisato il padre del bambino di essere rimasta incinta.
Livia:
"Massimo mi vuole... lui non può accontentarsi di qualche stupido bacetto.
Se non lo faccio sono sicura che lo perderò." Era gentile. Due volte
è venuto persino a prendermi a scuola. Pensavo di piacergli, anche se non
me lo ha mai detto. Ma dopo averlo fatto, mi sembrò pentito. Poi seppi che
si era licenziato dall'officina di mio padre e si era trasferito lontano. |
   |
|
Livia:
I discorsi di mio padre mi davano la nausea e in quei giorni ne avevo già
tanta. E adesso? Per tranquillizzarmi mi misi a cantare una
canzoncina dell'infanzia.
C'era il sole nella
vecchia casa e i bambini giocavano con il gatto... E tutto profumava di
rosa.
Ma anche con la
canzoncina non funzionò. |
Carla:
Perchè non hai provato a confidarti con tua sorella? In fin dei conti
anche lei aveva vissuto la tua stessa esperienza.
Livia:
Perchè mi vergognavo e poi lei aveva i suoi problemi. Aveva lasciato il
marito e lui l'aveva minacciata che si sarebbe portato via il bambino.
Così Roberta ha piegato la
testa e si è decisa a ritornare a casa, con grande soddisfazione di mio
padre. Mia madre si accorse che ero incinta e mi impedì di parlarne con
mio padre. Madre di Livia:
Questa gravidanza
devi portarla a termine, poi lascia fare a me...
Livia:
Quando ho sentito arrivare le doglie,
mi sono nascosta in un angolo del magazzino di mio padre. Quei dolori mi
toglievano il fiato... Volevo gridare ma il timore che qualcuno potesse
sentire mi terrorizzava. Ogni volta che urlavo, mia madre mi ripeteva che
se mio padre mi avesse sentita ci avrebbe ammazzato a tutte e due. La
bambina è nata senza un lamento. Ho pensato che fosse morte, ma poi ha
cominciato a piangere e ho avuto paura. Volevo che finisse tutto
presto... così mi sono arresa, ho lasciato che mia madre facesse quello
che aveva progettato di fare. |
Carla riceve una visita
inaspettata: è Massimo il padre del bambino gettato nel cassonetto. Per
caso ha imparato di essere diventato padre.
Massimo:
Vede, se la piccola è veramente mia figlia la voglio con me. Ho qualche
probabilità dottoressa? Carla:
Ho pena per Livia, ma non posso assolverla, non ce la faccio. Il fatto che
lei abbia deciso di farsi vivo le fa onore, lo sa? Credevo fosse un
superficiale e adesso mi dispiace di averlo pensato.
Massimo: In parte lo sono. ma in questo caso si
tratta della vita di mia figlia. Ho ancora un cuore, anche se a volte
funziona così
così. Non ho mai amato Livia, provavo solo tenerezza per lei, nient'altro.
Ora mi sento un po' come lei, mi fa pena ma non riesco a giudicarla. Carla:
Ora che la osservo meglio, trovo che la piccola le somigli.
Un'osservazione che scalda il cuore di Massimo. |


Nel reparto
maternità, dove Carla fa nascere i bambini, si confondono le storie di
tante donne. Storie di madri, che scelgono per i loro bambini, come
Giulia, che finalmente è rimasta incinta. |
| |

A volte, come quelle di Livia, sono scelte terribili, dettate
dall'ignoranza e dalla paura.
O sono scelte
coraggiose che fanno riflettere, come quella di Sara.
Ma il più delle
volte, sono semplici ma straordinarie scelte d'amore. |
| |
|
La
lettera che segue è stata
pubblicata sul quotidiano "La stampa", nella rubrica "Specchio dei tempi".
Una lettrice l'aveva indicata alla Lancio subito dopo aver letto il
fotoromanzo "Bambini". Ve la riporto:
Mi rivolgo a te mamma che 18 anni fa, sicuramente per motivi gravi hai
dovuto, dopo solo un mese dalla nascita, abbandonare il tuo bambino, e
dirti che hai compiuto un grande atto d'amore. Forse ai benpensanti
sembrerà strano ma sicuramente per te sarebbe stato più semplice lasciarlo
in un istituto e andarlo a vedere una volta all'anno o abbandonarlo come
è successo troppo spesso ultimamente per la strada. Tu no, con la sofferenza che solo una
mamma può capire, gli hai dato la possibilità di una vita serena in una
famiglia che lo ama tantissimo e che vive per lui. Voglio dirti solo una
cosa, il figlio che hai partorito, che è diventato mio figlio che ho
allevato e cresciuto con un amore infinito e dal quale ho avuto le gioie
più grandi, non ha mai avuto nei tuoi confronti, e sicuramente non avrà
mai, sentimenti di odio o di nostalgia perchè ha sempre saputo la verità
e alla domanda "perchè la signora che mi ha tenuto nella pancia non mi ha
voluto?" con amore e semplicità ho risposto: "perchè ti voleva molto bene,
non poteva tenerti con sè per motivi che non sappiamo e ti ha dato la
possibilità di una vita normale." Perciò a te mamma, ora che lui compie 18
anni e si accinge ad entrare nel difficile mondo in cui viviamo, dico
"grazie" e ti mando da mamma a mamma un abbraccio. |